Scampati al miracolo

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L’aquila: a distanza di un anno dal terremoto che ha distrutto la città e gran parte del suo territorio, decine di famiglie vivono ancora in condizioni di totale emergenza in alloggi di fortuna all’interno di camper e roulotte in alcune casi  ancora nelle tende sansa alcun tipo di servizio e senza alcun tipo di assistenza.
Ad aggravare la loro situazione si aggiunge anche la perdita del posto di lavoro o la cassa integrazione oltre che il mancato pagamento del sostegno dell’ autonoma sistemazione ferma ancora al mese di giugno.

Il miracolo del governo, proclamato in pompa magna da tutti gli organi di stampa, si è dimostrato di fatto un fallimento in quanto le “new town”, i nuovi quartieri del progetto C.A.S.E., non sono riusciti a risolvere l’emergenza abitativa della popolazione aquilana in quanto solo un terzo della popolazione ha trovato ospitalità all’interno dei nuovi insediamenti, gli altri sono ancora ospitati in alberghi sparsi tra la provincia dell’Aquila, la  costa abruzzese oppure all’interno delle caserme che hanno messo a disposizione degli sfollati alcuni dei loro alloggi.

La mancanza di controlli ed una, a questo punto, necessaria regolamentazione su gli affitti,  ha fatto si che i proprietari di appartamenti agibili potessero far lievitare  i prezzi degli affitti in alcuni casi anche triplicandoli rispetto ai prezzi che vi erano prima del terremoto. Oltre  a gli aquilani, a soffrire questa situazione, sono sopratutto gli studenti universitari e gli extracomunitari.I primi  oltre a non trovare alloggi non hanno più a disposizione servizi fondamentali per poter proseguire in maniera quanto meno decente i loro studi in città, i secondi nonostante vivessero sul territorio  da tempo e avessero un lavoro non hanno ne garanzie abitative ne tanto meno lavorative regolari, dato questo molto preoccupante in quanto la città dell’Aquila rischia di essere ricostruita a “nero”

* Marco D’Antonio del Collettivo Invisibile è un fotografo aquilano, “Luciano e i suoi fratelli: la peggio umanità più bella che c’è” è il suo lavoro

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