Temporary? Landscapes # 3: La ricostruzione mancata

“Procedendo al ritmo attuale, serviranno ancora 69 anni per eliminare i cumuli di macerie che giacciono sulle strade dei comuni terremotati d’Abruzzo”. Il rapporto di Legambiente, ‘Macerie, anno zero’, denuncia ha fatto il punto dello stato della ricostruzione a diciotto mesi dal sisma che ha colpito L’Aquila e altri 56 centri abruzzesi.

L’organizzazione ambientalista attacca i lavori di pulizia e ricostruzione: “Ad oggi il territorio aquilano è ancora paralizzato, sommerso da macerie che hanno trasformato i centri storici in veri e propri depositi di stoccaggio. C’è stato il ritardo anche nell’azione più semplice, cioè la valutazione delle macerie prodotte dai crolli nella notte del 6 aprile 2009 e dalle demolizioni controllate degli edifici pericolanti”.

Secondo l’ultima analisi della Regione (luglio 2010), “la stima massima complessiva raggiungerebbe i 2.650.000 metri cubi di calcinacci, di cui circa 1.480.000 solo nel capoluogo (56%). Ma secondo i sindaci del cratere i conti non tornano”. Tra i Comuni che contestano le cifre c’è Villa Sant’Angelo, tra i più colpiti della catastrofe: “C’è una differenza considerevole tra i numeri ufficiali e i risultati di uno studio commissionato alle Università di Genova e Catania e al Cnr: solo 28mila metri cubi di detriti secondo la Regione, non meno di 40mila metri cubi secondo le sue verifiche effettuate con un metodo di calcolo diverso”. In pratica, le macerie reali sono il 30% in più di quelle stimate.

In alto mare anche lo stoccaggio dei detriti
. “Le macerie finora rimosse, infatti – rivela il rapporto -, sono state portate sempre ed esclusivamente alla cava ex Teges, il sito di Paganica, affidato al comune de L’Aquila e gestito dalla Asm, la municipalizzata incaricata del servizio rifiuti nel capoluogo abruzzese”.

Dopo le proteste della popolazione, i detriti nell’ex cava “sono passati da un quantitativo di 500/600 tonnellate al giorno di detriti indifferenziati ad una media di 150 tonnellate al giorno di inerti, al netto dei materiali recuperabili come ferro, legno e plastica smistati in loco”. Nonostante il calo, denuncia però Legambiente, “il sito di stoccaggio temporaneo rischia di diventare a tutti gli effetti una discarica, perchè finora ha continuato a riempirsi e risulta ormai vicino alla saturazione”.

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