La peggio umanità più bella che c’è

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“Luciano e i suoi fratelli: la peggio umanità più bella che c’è” è parte di un racconto più ampio che ha inizio il 3 Settembre del 2009 quando, inaspettatamente, di notte il campo di “Piazza D’Armi”, allestito il mattino del 6 Aprile in seguito alla violenta scossa di terremoto che ha distrutto la città dell’Aquila e sconvolto le vite dei suoi abitanti, suoi figli, viene smantellato ed i suoi ospiti caricati su autobus e deportati.Piazza d’armi, tendopoli-simbolo del terremoto aquilano dove prima del 6 aprile giovani atleti andavano ad allenarsi.

Da più di due mesi, fra la pista di atletica completamente distrutta e i cumuli di immondizia lasciata lì a marcire, resta ancora qualche tenda blu della Protezione civile a ospitare una trentina di “reduci” (o “irriducibili”, come li hanno chiamati i giornali), gli ultimi di migliaia di sfollati ormai divisi fra alberghi della città e quelli della costa, gli ultimi a resistere a una inutile e ingiusta deportazione. Abbandonati al loro destino: spariti le centinaia di volontari, le cucine, persino le decine di uomini delle forze dell’ordine che hanno a lungo presidiato questo campo come fosse una fortezza che nessuno ha mai voluto assediare.

Ora restano le foglie cadute, le pozze dell’acqua piovana, il blu delle tende ormai sbiadito dal sole e dalle piogge. Da più di due mesi a Piazza d’Armi ci sono solo poche tende, un bagno e il triste silenzio dell’abbandono e della disperazione, interrotto solo da qualche voce o dal rumore di una jeep della polizia che si mantiene sempre a debita distanza. A Piazza d’Armi trenta persone sono state semplicemente abbandonate dallo Stato, dalla Protezione civile, dagli aquilani e dal comune senso di umanità che dovrebbe distinguerci dalle bestie. Luciano, Antonello, Enrico, Gabriele, Maria, Nori, il “Cinegro” Giancarlo, Vincenzo, Joan, Giovanni Pace, E’lena … gli ultimi di una società che la gente e le istituzioni non vogliono e che hanno preferito dimenticare ai margini di una città e una comunità che sembra non esistano più. Anziani, disabili, extracomunitari, drogati, alcolizzati, malati di AIDS, disoccupati, pregiudicati, gli ultimi che a quanto pare resteranno gli ultimi, ultimi di una triste storia che deve ancora finire, ultimi di un terremoto che oltre al coraggio, alla solidarietà e all’orgoglio di alcuni, ha lasciato emergere il lato più oscuro e sordido di molti altri.

Luciano e suoi fratelli vivono e resistono all’interno di un mondo che hanno costruito e che ha le sue regole di Luciano è “promotorio” . In questo mondo sono scomparse quasi per incanto il pregiudizio, la diffidenza,il razzismo. la solidarietà prende un’altra forma e un altro significato non è più un sms di qualche mese prima, ma il riconoscersi, il tendersi la mano,il respirare a pieni polmoni per urlare al vento il bisogno di tutti, la rabbia di tutti. Piazza d’armi resterà per sempre una macchia indelebile, un errore che poteva e doveva essere evitato, il segno di una colpevole e ignobile indifferenza di chi ha fatto finta di non vedere e di chi poteva fare e non ha fatto. Una macchia che questo reportage documenta e consegna, a futura memoria

* Marco D’Antonio del Collettivo Invisibile è un fotografo aquilano, “Luciano e i suoi fratelli: la peggio umanità più bella che c’è” è il suo lavoro

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